Marwan Hassib Hussein Barghouti, nato il 6 Giugno 1959 a Kobar, un villaggio
vicino a Ramallah, compiva 8 anni quando le truppe israeliane occuparono la sua
terra, nel 1967. È membro del Consiglio Legislativo Palestinese - ove fu eletto
nel 1996 - e segretario generale di Al Fatah per la Cisgiordania. Barghouti
aderì ad Al Fatah, il movimento fopndato da Yasser Arafat nel 1959, all'età di
15 anni. Padre di quattro figli, laureato in storia e scienze politiche
all'Università di Birzeit, dove ha anche conseguito un master in relazioni
internazionali. Nel 1978 fu imprigionato per quasi 5 anni nelle carceri
israeliane: ne approfittò per diplomarsi. Eletto come presidente del corpo
studentesco all'Università di Birzeit per tre mandati consecutivi, fu costretto
a lasciare la Palestina
per la Giordania
nel 1987. Erano gli anni della "prima intifada": Barghouti vi svolse
il ruolo di ufficiale di collegamento degli uffici dell'OLP ad Amman e Tunisi.
Tornato in Palestina nel 1994, dopo gli accordi di Oslo, si
propose come uomo del dialogo con Israele e all'interno dell'OLP. Intraprese
allora una lenta e determinata lotta per la democratizzazione di al-Fatah e
contro la corruzione: le sue accuse rivolte ai metodi brutali della polizia di
Arafat lo distinsero per autonomia di giudizio e coraggio. Anche il movimento
delle donne palestinesi lo considera un valido alleato nella lotta per
l'emancipazione femminile.
Convinto che il processo di pace di Oslo possa portare a un totale ritiro di
Israele dai territori occupati e alla fondazione di uno stato palestinese
indipendente con capitale Gerusalemme, incoraggia stretti rapporti con i leader
israeliani favorevoli alla creazione di due stati separati indipendenti e
sovrani.La "stagione del dialogo", tuttavia, si conclude per Barghouti
nel 1998 quando - proseguendo l'espansione dei coloni israeliani nei territori
- porta a compimento il suo personale processo di identificazione con il
diffuso sentimento popolare che vede gli accordi di Oslo come un vicolo cieco
per la causa palestinese. Così Barghouti si pone alla guida di una rivolta
popolare estesa a tutta la
Cisgiordania volta a far cessare l'occupazione.
Barghouti sintetizzò allora la nuova strategia di lotta con un
celebre ragionamento: "Abbiamo tentato la strada dell'Intifada per
sette anni, senza negoziare; poi abbiamo negoziato per sette anni, senza
Intifada. Ora, forse, dobbiamo tentarle entrambe contemporaneamente".
Il politico palestinese si trasformò così da fautore del dialogo a carismatico
sostenitore della lotta contro l'occupazione. Si oppone ai negoziati di
facciata, che secondo lui servono solo a prendere tempo per consentire a
Israele di appropriarsi della terra palestinese e di compattare e rafforzare
l'occupazione.
Accusato di omicidio e condannato a cinque ergastoli dalla
giustizia israeliana con una sentenza del Luglio 2004, Marwan Barghouti giace
in carcere dal 15 Aprile 2002, quando fu catturato, a Ramallah, con un blitz
dell'esercito di Tel Aviv. Nonostante la prigionia (o, probabilmente, anche in
virtù di questa), Barghouti è rimasto uno dei più popolari leader palestinesi,
con una solidissima base di consenso non limitata alla sola Cisgioirdania.
È uno dei pochi politici palestinesi che parli correntemente anche l'ebraico; è
vicino agli islamisti come nessun altro; conosce meglio della classe dirigente
storica sia il contesto palestinese che Israele stesso. Per tutte queste
ragioni è stato accreditato come il naturale successore di Arafat,
l'uomo-simbolo della causa palestinese, recentemente scomparso. Quindi è lui
l'unico candidato alle prossime elezioni palestinesi che possa svolgere il
ruolo di outisider nei confronti di Abu Mazen, l'ex premier che gode invece
dell'appoggio del gruppo dirigente storico di al-Fatah.