Rapporti personale-detenuti
26. La pietra
angolare di un sistema carcerario umano sarà sempre un personale carcerario
opportunamente arruolato e formato, che sappia come adottare gli appropriati
atteggiamenti nei propri rapporti con i detenuti e vedere il proprio lavoro più
come una vocazione che come un mero lavoro. Il costruire rapporti positivi con
i detenuti deve essere riconosciuto come un punto chiave di tale vocazione.
Purtroppo,
il CPT trova spesso che le relazioni tra il personale e i detenuti sono di una
natura formale e fredda, con un personale che adotta un atteggiamento
disciplinare verso i detenuti e che considera la comunicazione verbale con loro
come un aspetto solo marginale del proprio lavoro. Le seguenti pratiche
testimoniate frequentemente dal CPT sono sintomatiche di un tale approccio:
obbligare i detenuti a rimanere in piedi di fronte a un muro nell’attesa che il
personale del carcere si occupi di loro o che i visitatori passino; richiedere
ai detenuti di abbassare la testa e tenere le mani unite dietro la schiena
quando si muovono nell’istituto; il personale di custodia che porta i
manganelli in maniera visibile e persino provocatoria. Tali pratiche non sono
necessarie dal punto di vista della sicurezza e non contribuiranno a promuovere
relazioni positive tra il personale e i detenuti.
La reale
professionalità del personale del carcere richiede che esso sia in grado di
trattare con i detenuti in maniera decente ed umana, ponendo allo stesso tempo
attenzione a questioni di sicurezza e di buon ordine. A questo proposito, la
direzione del carcere deve incoraggiare il personale ad avere un ragionevole
senso di fiducia e di aspettarsi che i detenuti siano disposti a comportarsi
correttamente. Lo sviluppo di relazioni costruttive e positive tra il personale
del carcere e i detenuti non solo ridurrà il rischio di maltrattamenti, ma
aumenterà anche il controllo e la sicurezza. A sua volta, renderà il lavoro del
personale del carcere molto più gratificante.
Assicurare
rapporti positivi personale-detenuti dipenderà molto anche dall’avere un numero
adeguato di personale presente in ogni momento nelle aree di detenzione e nei
luoghi usati dai detenuti per le loro attività. Le delegazioni del CPT trovano
spesso che ciò non accade. Un numero complessivamente basso di personale
effettivo e/o specifici sistemi di presenza di personale che diminuiscano le
possibilità di contatto diretto con i detenuti, impediscono certamente lo
sviluppo di relazioni positive; più in generale, danno vita ad un ambiente
insicuro sia per il personale che per i detenuti.
Va anche
fatto notare che, laddove il personale effettivo sia inadeguato, possono essere
necessarie quantità significative di straordinario per mantenere un livello
minimo di sicurezza e di rispetto del regime nell’istituto. Questo stato di
cose può avere spesso come risultato alti livelli di stress nel personale e un
loro prematuro burnout, situazione che probabilmente aggrava la tensione insita
in ogni ambiente carcerario.
Violenza tra i detenuti
27. Il dovere di
cura che è proprio del personale di custodia nei confronti di coloro che sono
sotto la sua sorveglianza, include la responsabilità di proteggere costoro da
altri detenuti che vogliano causare loro danno. Di fatto, gli incidenti
violenti tra i detenuti accadono spesso in tutte la carceri; essi includono una
vasta gamma di fenomeni, dalle sottili forme di vessazioni a intimidazioni
manifeste e seri attacchi fisici.
Contrastare
il fenomeno della violenza tra i detenuti richiede che il personale del carcere
sia posto in condizione, anche in termini di livelli occupazionali, di
esercitare la propria autorità e i propri compiti di supervisione in maniera
adeguata. Il personale del carcere deve essere attento a segnali di possibili
problemi ed essere sia risoluto che formato propriamente per intervenire quando
necessario. L’esistenza di relazioni positive tra il personale e i detenuti,
basata sulle nozioni di custodia sicura e di cura, è un fattore decisivo in
questo contesto; questo dipenderà in larga misura da quanto il personale
possieda appropriate abilità di comunicazione interpersonale. Inoltre, la
direzione deve essere preparata a pieno per supportare il personale
nell’esercizio della sua autorità. Possono essere richieste specifiche misure di
sicurezza adatte alle particolari caratteristiche della situazione riscontrata
(incluse efficaci procedure di perquisizione); ad ogni modo, tali misure non
possono che essere un’aggiunta agli imperativi basilari menzionati sopra.
Inoltre, il sistema carcerario necessita che si affronti la questione di
un’appropriata classificazione e distribuzione dei detenuti.
I detenuti
accusati o condannati per reati sessuali si trovano particolarmente a rischio
di aggressioni da parte degli altri detenuti. Prevenire tali aggressioni
solleverà sempre una sfida difficile. La soluzione che spesso viene adottata è
di separare questi detenuti dal resto della popolazione carceraria. Comunque, i
detenuti in questione possono pagare un prezzo pesante per la loro – relativa –
sicurezza, in termini di programmi di attività molto più limitati rispetto a
quelli disponibili secondo il normale regime carcerario. Un altro approccio
consiste nel distribuire i detenuti imputati o condannati per reati sessuali
per tutto il carcere. Se questo approccio riesce, devono essere garantite le
condizioni ambientali per la giusta integrazione di questi detenuti nelle
sezioni ordinarie; in particolare, il personale del carcere deve essere
sinceramente impegnato a trattarli senza alcun segno di ostilità o
persecuzione. Un terzo approccio può consistere nel trasferire i detenuti in un
altro istituto, accompagnati da misure che mirino a nascondere la natura del
loro reato. Ognuna di queste politiche ha i propri vantaggi e svantaggi e il
CPT non cerca di promuovere un dato approccio anziché un altro. In realtà, la
decisione su quale politica applicare dipende principalmente dalla particolari
circostanze di ciascun caso.
Sovraffollamento carcerario
28. Il fenomeno
del sovraffollamento carcerario continua a corrodere i sistemi carcerari in
tutta l’Europa e insidia seriamente i tentativi di migliorare le condizioni di
detenzione. Gli effetti negativi del sovraffollamento carcerario sono già stati
evidenziati in precedenti Rapporti Generali . Con l’estendersi del campo
operativo del CPT attraverso il continente europeo, il Comitato ha incontrato
enormi tassi di incarcerazione e conseguenti gravi situazioni di
sovraffollamento carcerario. Il fatto che uno Stato rinchiuda così tanti dei
suoi cittadini, non può essere giustificato in maniera convincente da un alto
tasso di criminalità; il generale approccio da parte degli operatori degli enti
di Polizia e da parte della magistratura ne deve, in parte, essere
responsabile.
In tali
circostanze, impiegare somme sempre maggiori di soldi in complessi
penitenziari, non offrirà una soluzione. È invece necessario che siano riviste
la normativa attuale e la pratica nei processi e nelle ordinanze di custodia
cautelare così come la gamma di sentenze non-detentive disponibili. Questo è
precisamente l’approccio avocato nella Raccomandazione N. R (99) 22 del
Comitato dei Ministri sul sovraffollamento carcerario e sulla crescita della
popolazione carceraria. Il CPT spera vivamente che i principi esposti in questo
testo importante saranno realmente applicati dagli Stati membri; l’adempimento
di questa Raccomandazione merita di essere attentamente monitorato dal
Consiglio d’Europa.
Dormitori
29. In alcuni
paesi visitati dal CPT, in particolare nell’Europa centrale e orientale, le
sistemazioni dei detenuti spesso consistono in dormitori ad ampia capienza che
contengono tutto o quasi tutto lo spazio usato dai detenuti quotidianamente,
come le aree per dormire e per soggiornare e i sanitari. Il CPT solleva
obiezioni di principio a questo tipo di sistemazioni nelle carceri chiuse e
tali obiezioni sono rinforzate quando, come accade spesso, viene riscontrato
che i dormitori in questione ospitano i detenuti in condizioni insalubri e di
spazio limitato. Non vi è dubbio che molti fattori – incluso quelli di natura
culturale – possano rendere preferibile in alcuni paesi fornire una
sistemazione multipla ai detenuti piuttosto che le celle individuali. Comunque,
c’è poco da dire in favore – e molto contro – le sistemazioni in base alle
quali decine di detenuti vivono e dormono insieme nello stesso dormitorio.
I dormitori ad ampia capienza implicano inevitabilmente per
i detenuti la perdita di privacy nella loro vita quotidiana. Inoltre, il
rischio di intimidazioni e di violenza è alto. Tali sistemazioni sono inclini a
incoraggiare lo sviluppo di sottoculture criminali e a facilitare il
mantenimento della coesione delle organizzazioni criminali. Esse possono anche
rendere estremamente difficile, se non impossibile, il giusto controllo del
personale; più specificamente, in caso di disordini in carcere, è difficile
evitare il ricorso all’intervento esterno che implichi l’uso di una
considerevole forza. Con tale sistemazione, anche la distribuzione appropriata
delle persone detenute, basata sulla valutazione caso per caso dei rischi e dei
bisogni, diviene un compito quasi impossibile. Tutti questi problemi vengono
esacerbati quando il numero di detenuti supera il livello ragionevole di occupazione;
inoltre, in una tale situazione, l’eccessivo peso sugli spazi comuni, come i
lavandini o i gabinetti e l’aerazione insufficiente per così tante persone
porterà spesso a condizioni deplorevoli.
Il CPT deve
tuttavia sottolineare che lo spostamento da dormitori ad ampia capienza verso
unità vivibili più piccole, deve essere accompagnato da misure che assicurino
ai detenuti di trascorrere una parte ragionevole del giorno impegnati in
attività proficue di varia natura al di fuori dello spazio in cui vivono.
Accesso alla luce naturale e all’aria
30. Il CPT
frequentemente trova degli espedienti, come le imposte di metallo, asticelle o
piatti montati sulle finestre delle celle, che privano i detenuti dell’accesso
alla luce naturale e impediscono all’aria di entrare nella cella. Si tratta di
tratti comuni in particolare agli istituti che ospitano detenuti in attesa di
giudizio. Il CPT accetta che specifiche misure di sicurezza concepite per
prevenire il rischio di collusione e/o di attività criminali possano essere
richieste nei confronti di alcuni detenuti. Comunque, l’imposizione di misure
di questo tipo dovrebbe costituire l’eccezione, non la regola. Questo implica
che le autorità pertinenti devono esaminare il caso di ogni detenuto per
constatare se le specifiche misure di sicurezza siano in effetti giustificate
nel suo caso. Inoltre, anche quando tali misure siano richieste, non dovrebbero
mai includere la deprivazione del detenuto dalla luce naturale e dall’aria.
Questi ultimi sono elementi fondamentali della vita dei quali ogni detenuto ha
diritto di godere; inoltre, l’assenza di questi elementi genera condizioni
favorevoli al diffondersi di malattie ed in particolare della tubercolosi.
Il CPT
riconosce che il raggiungimento di condizioni decenti di vita negli istituti
penitenziari può essere molto costoso ed i miglioramenti sono ostacolati in
molti paesi dalla mancanza di fondi. Comunque, rimuovere gli espedienti che
bloccano le finestre delle celle dei detenuti (e fissare, in quei casi
eccezionali dove sia necessario, mezzi di sicurezza alternativi di un design
appropriato) non dovrebbe implicare un investimento considerevole e, allo
stesso tempo, sarebbe di gran beneficio per tutti gli interessati.
Malattie infettive
31. Il
diffondersi di malattie infettive e, in particolare, di tubercolosi, epatiti e
HIV/AIDS è diventata un’importante questione di salute pubblica in molti paesi
europei. Sebbene colpiscano la popolazione in generale, queste malattie sono
emerse come problema drammatico in alcuni sistemi carcerari. In relazione a
ciò, il CPT è stato obbligato, in diverse occasioni, a redigere fermi rapporti
sull’inadeguatezza delle misure prese per contrastare questo problema. Inoltre,
le condizioni materiali in cui sono tenuti i detenuti sono state spesso trovate
tali da consentire nient’altro che il diffondersi di queste malattie.
Il CPT è
consapevole che in periodi di difficoltà economiche - come quelli riscontrati
attualmente in molti paesi visitati dal CPT – bisogna fare sacrifici, incluso negli
istituti penitenziari. Ad ogni modo, nonostante le difficoltà affrontate in
ogni momento, l’atto di privare una persona della propria libertà impone sempre
un dovere di cura che richiede efficaci metodi di prevenzione, screening e
trattamento. La conformità a questo dovere da parte delle autorità pubbliche è
di ancora maggiore importanza quando si tratta di una questione di cura che
richieda il trattamento di malattie mortali.
L’uso di
metodi aggiornati di screening, la regolare provvista di medicinali e materiali
relativi, la disponibilità di personale che possa assicurarsi che i detenuti
prendano le medicine prescritte nelle giuste dosi e con i giusti intervalli di
tempo, il provvedere nel momento giusto a diete speciali, costituiscono
elementi essenziali di una strategia efficace per combattere le suddette
malattie e per fornire appropriata cura ai detenuti in questione. Similmente,
le condizioni materiali della sistemazione dei detenuti con malattie infettive
deve tendere al miglioramento del loro stato di salute; oltre alla luce
naturale e alla buona aerazione, deve esserci un’igiene soddisfacente così come
assenza di sovraffollamento.
Inoltre, i
detenuti interessati non devono essere segregati dal resto della popolazione
carceraria a meno che non sia strettamente necessario da un punto di vista
medico o altro. In relazione a ciò, il CPT desidera porre un accento
particolare sul fatto che non vi è giustificazione medica per la segregazione
dei detenuti unicamente sulla base del loro essere sieropositivi.
Per
dissipare fraintendimenti su questo tema, incombe sulle autorità nazionali il
dovere di assicurare che ci sia un programma di educazione completo sulle
malattie infettive sia per i detenuti che per il personale. Tale programma
dovrebbe affrontare i metodi di trasmissione e i mezzi di protezione così come
l’applicazione di adeguate misure preventive. Più in particolare, dovrebbero
essere evidenziati i rischi di infezione da HIV o Epatite B/C attraverso
contatti sessuali e l’uso di droghe endovenose e spiegato il ruolo dei fluidi
corporei come portatori di HIV e di virus di epatiti.
Deve
inoltre essere sottolineato che deve essere fornita prima e – nel caso di
risultati positivi – dopo ogni screening, un’adeguata informazione e terapia.
Inoltre, è assiomatico che le informazioni relative al paziente vadano protette
da riservatezza medica.
Come questione di principio, qualsiasi intervento in
quest’area deve essere basato sul consenso informato della persona interessata.
In più,
affinché il controllo delle suddette malattie sia efficace, tutti i ministri e
gli enti che lavorino in questo campo in un dato paese devono assicurare di
coordinare i propri sforzi nel miglior modo possibile. A questo proposito, il
CPT desidera sottolineare che la continuazione del trattamento dopo il rilascio
dal carcere deve essere garantita .
Sezioni ad alta sicurezza
32. In ogni paese
ci sarà un certo numero di detenuti considerati portatori di un rischio per la
sicurezza particolarmente alto e che quindi richiedono condizioni speciali di
detenzione. L’alto rischio per la sicurezza che si ritiene abbiano questi
detenuti, può risultare dalla natura del reato che hanno commesso, dal modo in
cui reagiscono alle costrizioni della vita in carcere, o dal loro profilo
psicologico/psichiatrico. Questo gruppo di detenuti rappresenterà (o almeno
dovrebbe, se il sistema di classificazione opera in maniera soddisfacente) una
proporzione molto piccola della complessiva popolazione carceraria. Comunque,
si tratta di un gruppo che è di particolare interesse per il CPT, poiché il
bisogno di prendere misure eccezionali nei confronti di questi detenuti porta
con sé un maggior rischio di trattamenti inumani.
I detenuti
che presentano un rischio per la sicurezza particolarmente elevato dovrebbero
godere, entro i limiti delle sezioni in cui si trovano, di un regime relativamente
rilassato come bilanciamento con la loro severa condizione di custodia. In
particolare, dovrebbero poter incontrare i detenuti nella loro stessa sezione
ed aver garantita una vasta gamma di scelta tra le attività. Particolari sforzi
dovrebbero essere fatti per sviluppare una buona atmosfera all’interno delle
sezioni ad alta sicurezza. Lo scopo dovrebbe essere quello di costruire
relazioni positive tra il personale e i detenuti. Ciò nell’interesse non solo
del trattamento umano degli occupanti della sezione, ma anche per il
mantenimento di un efficace controllo e sicurezza nonché per la sicurezza del
personale.
L’esistenza
di un programma soddisfacente di attività è tanto importante – se non di più -
in una sezione ad alta sicurezza quanto in una normale. Può fare molto in
contrasto agli effetti deleteri che ha sulla personalità di un detenuto il
vivere nell’atmosfera simile a una bolla di questa sezione. Le attività fornite
dovrebbero essere le più diverse possibili (istruzione, sport, lavoro di valore
professionale, etc.). Per quanto riguarda, in particolare, le attività
lavorative, è chiaro che le considerazioni relative alla sicurezza possono
precludere molti tipi di lavoro che si trovano nelle normali sezioni del
carcere. Ciò nonostante, questo non deve voler dire che ai detenuti debba
essere fornito esclusivamente un lavoro di natura tediosa.
È assiomatico che i detenuti non dovrebbero essere soggetti
a regimi di sicurezza speciale più a lungo di quanto lo richieda il rischio che
rappresentano. Questo richiede revisioni regolari delle decisioni relative alle
sistemazioni. Queste revisioni dovrebbero essere sempre basate sulle
valutazioni continue delle persone detenute fatte da personale formato
appositamente per svolgere tali valutazioni. Inoltre, i detenuti dovrebbero,
per quanto possibile, essere tenuti completamente informati delle ragioni della
loro sistemazione e, se necessario, del suo rinnovo; questo tra l’altro li
metterà in grado di fare uso effettivo delle vie per impugnare queste misure.
Detenuti condannati all’ergastolo o ad altre pene a lungo
termine
33. In molti
paesi europei il numero di persone condannate all’ergastolo e ad altre pene a
lungo termine è in aumento. Durante alcune delle sue visite, il CPT ha
riscontrato che la situazione di questi detenuti lascia molto a desiderare in
termini di condizioni materiali, attività e possibilità di contatti umani.
Inoltre, molti di questi detenuti sono stati soggetti a speciali restrizioni
probabilmente per esacerbare gli effetti deleteri insiti nelle pene a lungo
termine; esempi di tali restrizioni sono la separazione permanente dal resto
della popolazione carceraria, l’ammanettamento quando il detenuto è portato
fuori dalla cella, il divieto di comunicare con gli altri detenuti e il limitato
diritto alle visite. Il CPT non vede giustificazione per l’applicazione
indiscriminata di restrizioni a tutti i detenuti soggetti a uno specifico tipo
di sentenza, senza dare la dovuta considerazione al rischio individuale che
possono (o non possono) presentare.
La
detenzione a lungo termine può avere una serie di effetti de-socializzanti sui
detenuti. Oltre al diventare istituzionalizzati, i detenuti a lungo termine
possono passare attraverso una gamma di problemi psicologici (inclusa la
perdita di autostima e la menomazione delle abilità sociali) e avere la
tendenza a diventare sempre più distaccati dalla società; alla quale quasi
tutti loro col tempo faranno ritorno. Secondo il CPT, i regimi offerti ai
detenuti che scontano pene a lungo termine dovrebbero cercare di compensare
questi effetti in maniera positiva e intraprendente.
I detenuti
in questione dovrebbero avere accesso ad un’ampia gamma di attività
significative di varia natura (lavoro, preferibilmente con valore
professionale; istruzione; sport; ricreazione/associazione). In più, dovrebbero
essere messi in grado di esercitare un grado di scelta sui modi in cui
trascorrere il loro tempo , incoraggiando così un senso di autonomia e di
responsabilità personale. Ulteriori passi dovrebbero essere fatti per dare
significato al loro periodo di detenzione; in particolare, fornire programmi di
custodia individualizzati e appropriato supporto psico-sociale sono elementi
importanti nell’aiutare questi detenuti ad affrontare il loro periodo di detenzione
e, quando arriva il momento, per prepararli alla scarcerazione. Inoltre, gli
effetti negativi dell’istituzionalizzazione sui detenuti per pene a lungo
termine saranno meno pronunciati, ed essi saranno meglio equipaggiati per la
scarcerazione, se sono in grado di mantenere efficacemente il contatto con il
mondo fuori.