Gli standard del CPT > Estratto dall’11simo Rapporto Generale

Estratto dall’11simo Rapporto Generale

Tags:  

Rapporti personale-detenuti

 

26.       La pietra angolare di un sistema carcerario umano sarà sempre un personale carcerario opportunamente arruolato e formato, che sappia come adottare gli appropriati atteggiamenti nei propri rapporti con i detenuti e vedere il proprio lavoro più come una vocazione che come un mero lavoro. Il costruire rapporti positivi con i detenuti deve essere riconosciuto come un punto chiave di tale vocazione.

 

            Purtroppo, il CPT trova spesso che le relazioni tra il personale e i detenuti sono di una natura formale e fredda, con un personale che adotta un atteggiamento disciplinare verso i detenuti e che considera la comunicazione verbale con loro come un aspetto solo marginale del proprio lavoro. Le seguenti pratiche testimoniate frequentemente dal CPT sono sintomatiche di un tale approccio: obbligare i detenuti a rimanere in piedi di fronte a un muro nell’attesa che il personale del carcere si occupi di loro o che i visitatori passino; richiedere ai detenuti di abbassare la testa e tenere le mani unite dietro la schiena quando si muovono nell’istituto; il personale di custodia che porta i manganelli in maniera visibile e persino provocatoria. Tali pratiche non sono necessarie dal punto di vista della sicurezza e non contribuiranno a promuovere relazioni positive tra il personale e i detenuti.

 

            La reale professionalità del personale del carcere richiede che esso sia in grado di trattare con i detenuti in maniera decente ed umana, ponendo allo stesso tempo attenzione a questioni di sicurezza e di buon ordine. A questo proposito, la direzione del carcere deve incoraggiare il personale ad avere un ragionevole senso di fiducia e di aspettarsi che i detenuti siano disposti a comportarsi correttamente. Lo sviluppo di relazioni costruttive e positive tra il personale del carcere e i detenuti non solo ridurrà il rischio di maltrattamenti, ma aumenterà anche il controllo e la sicurezza. A sua volta, renderà il lavoro del personale del carcere molto più gratificante.

 

            Assicurare rapporti positivi personale-detenuti dipenderà molto anche dall’avere un numero adeguato di personale presente in ogni momento nelle aree di detenzione e nei luoghi usati dai detenuti per le loro attività. Le delegazioni del CPT trovano spesso che ciò non accade. Un numero complessivamente basso di personale effettivo e/o specifici sistemi di presenza di personale che diminuiscano le possibilità di contatto diretto con i detenuti, impediscono certamente lo sviluppo di relazioni positive; più in generale, danno vita ad un ambiente insicuro sia per il personale che per i detenuti.

 

            Va anche fatto notare che, laddove il personale effettivo sia inadeguato, possono essere necessarie quantità significative di straordinario per mantenere un livello minimo di sicurezza e di rispetto del regime nell’istituto. Questo stato di cose può avere spesso come risultato alti livelli di stress nel personale e un loro prematuro burnout, situazione che probabilmente aggrava la tensione insita in ogni ambiente carcerario.

 

Violenza tra i detenuti

 

27.       Il dovere di cura che è proprio del personale di custodia nei confronti di coloro che sono sotto la sua sorveglianza, include la responsabilità di proteggere costoro da altri detenuti che vogliano causare loro danno. Di fatto, gli incidenti violenti tra i detenuti accadono spesso in tutte la carceri; essi includono una vasta gamma di fenomeni, dalle sottili forme di vessazioni a intimidazioni manifeste e seri attacchi fisici.

 

            Contrastare il fenomeno della violenza tra i detenuti richiede che il personale del carcere sia posto in condizione, anche in termini di livelli occupazionali, di esercitare la propria autorità e i propri compiti di supervisione in maniera adeguata. Il personale del carcere deve essere attento a segnali di possibili problemi ed essere sia risoluto che formato propriamente per intervenire quando necessario. L’esistenza di relazioni positive tra il personale e i detenuti, basata sulle nozioni di custodia sicura e di cura, è un fattore decisivo in questo contesto; questo dipenderà in larga misura da quanto il personale possieda appropriate abilità di comunicazione interpersonale. Inoltre, la direzione deve essere preparata a pieno per supportare il personale nell’esercizio della sua autorità. Possono essere richieste specifiche misure di sicurezza adatte alle particolari caratteristiche della situazione riscontrata (incluse efficaci procedure di perquisizione); ad ogni modo, tali misure non possono che essere un’aggiunta agli imperativi basilari menzionati sopra. Inoltre, il sistema carcerario necessita che si affronti la questione di un’appropriata classificazione e distribuzione dei detenuti.

 

            I detenuti accusati o condannati per reati sessuali si trovano particolarmente a rischio di aggressioni da parte degli altri detenuti. Prevenire tali aggressioni solleverà sempre una sfida difficile. La soluzione che spesso viene adottata è di separare questi detenuti dal resto della popolazione carceraria. Comunque, i detenuti in questione possono pagare un prezzo pesante per la loro – relativa – sicurezza, in termini di programmi di attività molto più limitati rispetto a quelli disponibili secondo il normale regime carcerario. Un altro approccio consiste nel distribuire i detenuti imputati o condannati per reati sessuali per tutto il carcere. Se questo approccio riesce, devono essere garantite le condizioni ambientali per la giusta integrazione di questi detenuti nelle sezioni ordinarie; in particolare, il personale del carcere deve essere sinceramente impegnato a trattarli senza alcun segno di ostilità o persecuzione. Un terzo approccio può consistere nel trasferire i detenuti in un altro istituto, accompagnati da misure che mirino a nascondere la natura del loro reato. Ognuna di queste politiche ha i propri vantaggi e svantaggi e il CPT non cerca di promuovere un dato approccio anziché un altro. In realtà, la decisione su quale politica applicare dipende principalmente dalla particolari circostanze di ciascun caso.

 

Sovraffollamento carcerario

 

28.       Il fenomeno del sovraffollamento carcerario continua a corrodere i sistemi carcerari in tutta l’Europa e insidia seriamente i tentativi di migliorare le condizioni di detenzione. Gli effetti negativi del sovraffollamento carcerario sono già stati evidenziati in precedenti Rapporti Generali . Con l’estendersi del campo operativo del CPT attraverso il continente europeo, il Comitato ha incontrato enormi tassi di incarcerazione e conseguenti gravi situazioni di sovraffollamento carcerario. Il fatto che uno Stato rinchiuda così tanti dei suoi cittadini, non può essere giustificato in maniera convincente da un alto tasso di criminalità; il generale approccio da parte degli operatori degli enti di Polizia e da parte della magistratura ne deve, in parte, essere responsabile.

 

            In tali circostanze, impiegare somme sempre maggiori di soldi in complessi penitenziari, non offrirà una soluzione. È invece necessario che siano riviste la normativa attuale e la pratica nei processi e nelle ordinanze di custodia cautelare così come la gamma di sentenze non-detentive disponibili. Questo è precisamente l’approccio avocato nella Raccomandazione N. R (99) 22 del Comitato dei Ministri sul sovraffollamento carcerario e sulla crescita della popolazione carceraria. Il CPT spera vivamente che i principi esposti in questo testo importante saranno realmente applicati dagli Stati membri; l’adempimento di questa Raccomandazione merita di essere attentamente monitorato dal Consiglio d’Europa.

 

Dormitori

 

29.       In alcuni paesi visitati dal CPT, in particolare nell’Europa centrale e orientale, le sistemazioni dei detenuti spesso consistono in dormitori ad ampia capienza che contengono tutto o quasi tutto lo spazio usato dai detenuti quotidianamente, come le aree per dormire e per soggiornare e i sanitari. Il CPT solleva obiezioni di principio a questo tipo di sistemazioni nelle carceri chiuse e tali obiezioni sono rinforzate quando, come accade spesso, viene riscontrato che i dormitori in questione ospitano i detenuti in condizioni insalubri e di spazio limitato. Non vi è dubbio che molti fattori – incluso quelli di natura culturale – possano rendere preferibile in alcuni paesi fornire una sistemazione multipla ai detenuti piuttosto che le celle individuali. Comunque, c’è poco da dire in favore – e molto contro – le sistemazioni in base alle quali decine di detenuti vivono e dormono insieme nello stesso dormitorio.

 

I dormitori ad ampia capienza implicano inevitabilmente per i detenuti la perdita di privacy nella loro vita quotidiana. Inoltre, il rischio di intimidazioni e di violenza è alto. Tali sistemazioni sono inclini a incoraggiare lo sviluppo di sottoculture criminali e a facilitare il mantenimento della coesione delle organizzazioni criminali. Esse possono anche rendere estremamente difficile, se non impossibile, il giusto controllo del personale; più specificamente, in caso di disordini in carcere, è difficile evitare il ricorso all’intervento esterno che implichi l’uso di una considerevole forza. Con tale sistemazione, anche la distribuzione appropriata delle persone detenute, basata sulla valutazione caso per caso dei rischi e dei bisogni, diviene un compito quasi impossibile. Tutti questi problemi vengono esacerbati quando il numero di detenuti supera il livello ragionevole di occupazione; inoltre, in una tale situazione, l’eccessivo peso sugli spazi comuni, come i lavandini o i gabinetti e l’aerazione insufficiente per così tante persone porterà spesso a condizioni deplorevoli.

 

            Il CPT deve tuttavia sottolineare che lo spostamento da dormitori ad ampia capienza verso unità vivibili più piccole, deve essere accompagnato da misure che assicurino ai detenuti di trascorrere una parte ragionevole del giorno impegnati in attività proficue di varia natura al di fuori dello spazio in cui vivono.

 

Accesso alla luce naturale e all’aria

 

30.       Il CPT frequentemente trova degli espedienti, come le imposte di metallo, asticelle o piatti montati sulle finestre delle celle, che privano i detenuti dell’accesso alla luce naturale e impediscono all’aria di entrare nella cella. Si tratta di tratti comuni in particolare agli istituti che ospitano detenuti in attesa di giudizio. Il CPT accetta che specifiche misure di sicurezza concepite per prevenire il rischio di collusione e/o di attività criminali possano essere richieste nei confronti di alcuni detenuti. Comunque, l’imposizione di misure di questo tipo dovrebbe costituire l’eccezione, non la regola. Questo implica che le autorità pertinenti devono esaminare il caso di ogni detenuto per constatare se le specifiche misure di sicurezza siano in effetti giustificate nel suo caso. Inoltre, anche quando tali misure siano richieste, non dovrebbero mai includere la deprivazione del detenuto dalla luce naturale e dall’aria. Questi ultimi sono elementi fondamentali della vita dei quali ogni detenuto ha diritto di godere; inoltre, l’assenza di questi elementi genera condizioni favorevoli al diffondersi di malattie ed in particolare della tubercolosi.

 

            Il CPT riconosce che il raggiungimento di condizioni decenti di vita negli istituti penitenziari può essere molto costoso ed i miglioramenti sono ostacolati in molti paesi dalla mancanza di fondi. Comunque, rimuovere gli espedienti che bloccano le finestre delle celle dei detenuti (e fissare, in quei casi eccezionali dove sia necessario, mezzi di sicurezza alternativi di un design appropriato) non dovrebbe implicare un investimento considerevole e, allo stesso tempo, sarebbe di gran beneficio per tutti gli interessati.

 

Malattie infettive

 

31.       Il diffondersi di malattie infettive e, in particolare, di tubercolosi, epatiti e HIV/AIDS è diventata un’importante questione di salute pubblica in molti paesi europei. Sebbene colpiscano la popolazione in generale, queste malattie sono emerse come problema drammatico in alcuni sistemi carcerari. In relazione a ciò, il CPT è stato obbligato, in diverse occasioni, a redigere fermi rapporti sull’inadeguatezza delle misure prese per contrastare questo problema. Inoltre, le condizioni materiali in cui sono tenuti i detenuti sono state spesso trovate tali da consentire nient’altro che il diffondersi di queste malattie.

 

            Il CPT è consapevole che in periodi di difficoltà economiche - come quelli riscontrati attualmente in molti paesi visitati dal CPT – bisogna fare sacrifici, incluso negli istituti penitenziari. Ad ogni modo, nonostante le difficoltà affrontate in ogni momento, l’atto di privare una persona della propria libertà impone sempre un dovere di cura che richiede efficaci metodi di prevenzione, screening e trattamento. La conformità a questo dovere da parte delle autorità pubbliche è di ancora maggiore importanza quando si tratta di una questione di cura che richieda il trattamento di malattie mortali.

 

            L’uso di metodi aggiornati di screening, la regolare provvista di medicinali e materiali relativi, la disponibilità di personale che possa assicurarsi che i detenuti prendano le medicine prescritte nelle giuste dosi e con i giusti intervalli di tempo, il provvedere nel momento giusto a diete speciali, costituiscono elementi essenziali di una strategia efficace per combattere le suddette malattie e per fornire appropriata cura ai detenuti in questione. Similmente, le condizioni materiali della sistemazione dei detenuti con malattie infettive deve tendere al miglioramento del loro stato di salute; oltre alla luce naturale e alla buona aerazione, deve esserci un’igiene soddisfacente così come assenza di sovraffollamento.

 

            Inoltre, i detenuti interessati non devono essere segregati dal resto della popolazione carceraria a meno che non sia strettamente necessario da un punto di vista medico o altro. In relazione a ciò, il CPT desidera porre un accento particolare sul fatto che non vi è giustificazione medica per la segregazione dei detenuti unicamente sulla base del loro essere sieropositivi.

 

            Per dissipare fraintendimenti su questo tema, incombe sulle autorità nazionali il dovere di assicurare che ci sia un programma di educazione completo sulle malattie infettive sia per i detenuti che per il personale. Tale programma dovrebbe affrontare i metodi di trasmissione e i mezzi di protezione così come l’applicazione di adeguate misure preventive. Più in particolare, dovrebbero essere evidenziati i rischi di infezione da HIV o Epatite B/C attraverso contatti sessuali e l’uso di droghe endovenose e spiegato il ruolo dei fluidi corporei come portatori di HIV e di virus di epatiti.

 

            Deve inoltre essere sottolineato che deve essere fornita prima e – nel caso di risultati positivi – dopo ogni screening, un’adeguata informazione e terapia. Inoltre, è assiomatico che le informazioni relative al paziente vadano protette da riservatezza medica.

Come questione di principio, qualsiasi intervento in quest’area deve essere basato sul consenso informato della persona interessata.

 

            In più, affinché il controllo delle suddette malattie sia efficace, tutti i ministri e gli enti che lavorino in questo campo in un dato paese devono assicurare di coordinare i propri sforzi nel miglior modo possibile. A questo proposito, il CPT desidera sottolineare che la continuazione del trattamento dopo il rilascio dal carcere deve essere garantita .

 

Sezioni ad alta sicurezza

 

32.       In ogni paese ci sarà un certo numero di detenuti considerati portatori di un rischio per la sicurezza particolarmente alto e che quindi richiedono condizioni speciali di detenzione. L’alto rischio per la sicurezza che si ritiene abbiano questi detenuti, può risultare dalla natura del reato che hanno commesso, dal modo in cui reagiscono alle costrizioni della vita in carcere, o dal loro profilo psicologico/psichiatrico. Questo gruppo di detenuti rappresenterà (o almeno dovrebbe, se il sistema di classificazione opera in maniera soddisfacente) una proporzione molto piccola della complessiva popolazione carceraria. Comunque, si tratta di un gruppo che è di particolare interesse per il CPT, poiché il bisogno di prendere misure eccezionali nei confronti di questi detenuti porta con sé un maggior rischio di trattamenti inumani.

 

            I detenuti che presentano un rischio per la sicurezza particolarmente elevato dovrebbero godere, entro i limiti delle sezioni in cui si trovano, di un regime relativamente rilassato come bilanciamento con la loro severa condizione di custodia. In particolare, dovrebbero poter incontrare i detenuti nella loro stessa sezione ed aver garantita una vasta gamma di scelta tra le attività. Particolari sforzi dovrebbero essere fatti per sviluppare una buona atmosfera all’interno delle sezioni ad alta sicurezza. Lo scopo dovrebbe essere quello di costruire relazioni positive tra il personale e i detenuti. Ciò nell’interesse non solo del trattamento umano degli occupanti della sezione, ma anche per il mantenimento di un efficace controllo e sicurezza nonché per la sicurezza del personale.

 

            L’esistenza di un programma soddisfacente di attività è tanto importante – se non di più - in una sezione ad alta sicurezza quanto in una normale. Può fare molto in contrasto agli effetti deleteri che ha sulla personalità di un detenuto il vivere nell’atmosfera simile a una bolla di questa sezione. Le attività fornite dovrebbero essere le più diverse possibili (istruzione, sport, lavoro di valore professionale, etc.). Per quanto riguarda, in particolare, le attività lavorative, è chiaro che le considerazioni relative alla sicurezza possono precludere molti tipi di lavoro che si trovano nelle normali sezioni del carcere. Ciò nonostante, questo non deve voler dire che ai detenuti debba essere fornito esclusivamente un lavoro di natura tediosa.

 

È assiomatico che i detenuti non dovrebbero essere soggetti a regimi di sicurezza speciale più a lungo di quanto lo richieda il rischio che rappresentano. Questo richiede revisioni regolari delle decisioni relative alle sistemazioni. Queste revisioni dovrebbero essere sempre basate sulle valutazioni continue delle persone detenute fatte da personale formato appositamente per svolgere tali valutazioni. Inoltre, i detenuti dovrebbero, per quanto possibile, essere tenuti completamente informati delle ragioni della loro sistemazione e, se necessario, del suo rinnovo; questo tra l’altro li metterà in grado di fare uso effettivo delle vie per impugnare queste misure.

 

Detenuti condannati all’ergastolo o ad altre pene a lungo termine

 

33.       In molti paesi europei il numero di persone condannate all’ergastolo e ad altre pene a lungo termine è in aumento. Durante alcune delle sue visite, il CPT ha riscontrato che la situazione di questi detenuti lascia molto a desiderare in termini di condizioni materiali, attività e possibilità di contatti umani. Inoltre, molti di questi detenuti sono stati soggetti a speciali restrizioni probabilmente per esacerbare gli effetti deleteri insiti nelle pene a lungo termine; esempi di tali restrizioni sono la separazione permanente dal resto della popolazione carceraria, l’ammanettamento quando il detenuto è portato fuori dalla cella, il divieto di comunicare con gli altri detenuti e il limitato diritto alle visite. Il CPT non vede giustificazione per l’applicazione indiscriminata di restrizioni a tutti i detenuti soggetti a uno specifico tipo di sentenza, senza dare la dovuta considerazione al rischio individuale che possono (o non possono) presentare.

 

            La detenzione a lungo termine può avere una serie di effetti de-socializzanti sui detenuti. Oltre al diventare istituzionalizzati, i detenuti a lungo termine possono passare attraverso una gamma di problemi psicologici (inclusa la perdita di autostima e la menomazione delle abilità sociali) e avere la tendenza a diventare sempre più distaccati dalla società; alla quale quasi tutti loro col tempo faranno ritorno. Secondo il CPT, i regimi offerti ai detenuti che scontano pene a lungo termine dovrebbero cercare di compensare questi effetti in maniera positiva e intraprendente.

 

            I detenuti in questione dovrebbero avere accesso ad un’ampia gamma di attività significative di varia natura (lavoro, preferibilmente con valore professionale; istruzione; sport; ricreazione/associazione). In più, dovrebbero essere messi in grado di esercitare un grado di scelta sui modi in cui trascorrere il loro tempo , incoraggiando così un senso di autonomia e di responsabilità personale. Ulteriori passi dovrebbero essere fatti per dare significato al loro periodo di detenzione; in particolare, fornire programmi di custodia individualizzati e appropriato supporto psico-sociale sono elementi importanti nell’aiutare questi detenuti ad affrontare il loro periodo di detenzione e, quando arriva il momento, per prepararli alla scarcerazione. Inoltre, gli effetti negativi dell’istituzionalizzazione sui detenuti per pene a lungo termine saranno meno pronunciati, ed essi saranno meglio equipaggiati per la scarcerazione, se sono in grado di mantenere efficacemente il contatto con il mondo fuori.

 


 RSS of this page